Era l’otto marzo del 2008 , Roma. Si festeggiava la festa della donna in un locale affollato con poca luce, pieno di fiori a terra e musica. Ero vicino ad un divano con delle amiche  quando un uomo robusto si inginocchiò disperato sotto le mie gambe per cercare qualcosa. Tastava con le mani tutto il pavimento con le dita tese parlottando qualcosa da solo. Mi chinai e gli chiesi che cosa avesse perso mentre muovevo i miei occhi a destra e a  sinistra per aiutare. Mi rispose  il suo dente marcio. Si era staccato di nuovo.

Mi chinai del tutto e mi misi a  dare un’occhiata a terra con più precisione. Lui sembrò apprezzare la mia presenza mentre si sistemava i capelli all’indietro. Eravamo vicini e sconosciuti alla ricerca di un dente a terra. Non ci pensai neanche un po’ su in quel momento: il dente cercavamo e si doveva trovare presto. Tutto ad un tratto sentiti uno strattone forte alla spalla che mi sbilanciò su di un lato. “Guarda l’ho trovato” mi urlò, sorridendo. Si era conficcato sulla gengiva un pallino giallo di mimosa e continuava a sorridermi con occhi vivaci. Ricordo di aver riso così tanto quando vidi quel fiore giallo tra i suoi  denti  marci che mi lacrimarono gli occhi.  Ridevo e lo guardavo come fosse un amico di sempre.  Lui mi disse “Auguri schiava”. Subito dopo gli cadde anche il fiore senza lo stupore di nessuno.

Il dente non lo trovammo più.

Era la sua prima notte fuori di prigione, dopo vent’anni. Voleva  scopare quella sera e lo chiese anche a me solo per sfizio. Non credo nemmeno avesse ascoltato la mia risposta che già conosceva. Voleva rifarsi una vita da capo e sognava un corpo di donna su cui strusciarsi addosso fino all’orgasmo.Voleva scopare per riavere indietro i suoi anni che vedeva in me. Stavamo uno di fronte all’altra mentre un faro della luce mi mostrò i suoi occhi per qualche secondo. Era un uomo solo, scuro di carnagione con i capelli puliti. Mi disse che aveva letto tanto in quegli anni lì dentro. Cominciò a elencarmi titoli di libri e storie che gli avevano rapito i sogni, e rimase sconvolto della mia ignoranza. Non parlammo molto in realtà, ma  il peso della  sue parole dilatarono di sofferenza i suoi respiri e la mia attenzione su di lui. Mi disse tante cazzate, stronzate, ma mi piacque la sua voce quando con aggressività repressa mi puntò il dito contro dicendomi :

Più ci si avvicina alla libertà e più la si teme ed è in quel frangente che ti abbandoneranno in molti, schiava.

Era bello sbronzo e lo lasciai così.

 

 

 

 

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