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Una grossa e ricca colonia di formiche viveva da anni all’angolo di un vecchio muro di mattoni. Tutto procedeva secondo le regole e le comuni abitudini della comunità, quando un giorno una timida formica operaia dopo mesi di elucubrazioni solitarie si pronunciò coraggiosamente alla sua compagna di lavoro:

Ma perché noi formiche tagliafoglie invece di ammucchiare pezzi di foglie uno sopra l’altro non li disponiamo in modo diverso? Chi ce lo vieta?”

La sua compagna si tolse il pezzo di foglia dalla mandibola e le rispose schiettamente: “Nessuno, ma a quale pro scusami? Perché dovremmo, va bene così!” E riprese a tagliare minuziosamente il pezzo verde che aveva risparmiato prima.

La formica timida confessò a quel punto il suo sogno con occhi inviperiti: “Perché non proviamo a disporre tutti i pezzettini di foglia in modo da costruire una super foglia gigante come quelle palme alte che ci sono in Sud America. C’è andata una mia amica la settimana scorsa dentro una borsa da spiaggia e me ne ha parlato un gran bene. Sono foglie grandi e verdi, sono una meraviglia! Proviamo a farne una ricostruzione reale qua dentro!”.

La sua collega sconvolta per la disinvoltura di quelle parole volle azzittirla con freddezza: “Ma cosa dici mai! Occuperemo troppo spazio con questa tua idea della palma e non ne vedo l’utilità. Sono solo provviste le nostre, sono cibo e basta. Ammucchia le foglie lì all’angolo e non pensarci più”.

L’altra non volle più tacere: “Ma sarebbe una colonia un po’ più originale e magari verranno a visitarci da fuori portando con sé dei doni e alla fine potremmo trarne anche qualche vantaggio. Ascoltami. Immagina: lunghe file di formiche straniere che per la semplice curiosità di visitare la nostra palma entreranno qui da noi e porteranno foglie in dono alla nostra Regina! La colonia diventerà sempre più ricca e anche le nostre amiche operaie non dovranno più prodigarsi per cercare altre foglie all’esterno e così potrebbero venire qui da noi ad aiutarci con il taglio delle foglie”.

L’altra si indispettì particolarmente, sottolineando come quell’idea fosse molto rischiosa, inutile e incosciente e che se la formica MORDI E FUGGI avesse sentito una tale conversazione non sarebbe stato piacevole per nessuno. Proprio in quel frangente un’altra formica dalle antenne particolarmente sensibili passava di là carica di polline. Sorrise alle sue compagne senza ricevere però particolare attenzione da entrambe. Dispiaciuta si avvicinò a loro per capire meglio quello strano silenzio: “Ciao BOCCHE D’ORO allora con questo clima sudamericano come si lavora qua? Fuori si schiatta di caldo! Anche i fiori sono depressi e appassiti”.

Quella frase mise ancora più a disagio la formica timida, mentre l’altra divenne rossa in viso come un pizzaiolo di sabato sera. “Ma che vi prende oggi a voi due?” continuò l’altra.

La formica timida scoppiò a piangere rumorosamente “Una palma enorme qua dentro! Io ho solo detto che volevo ammucchiare i pezzi di foglie a forma di palma. E lei mi aggredisce solo perché è esaurita. E io la capisco perché dopo otto ore di lavoro più quattro ore di straordinari, nessun lavoro è più straordinario. Ma lei non vuole capire niente e allora ammassiamo questi pezzi di foglia A CASO IN CASA perché tanto nessuno ci fa caso visto che è un semplice ammasso di cibo senza nessuna forma e idea personale!”

In pochi secondi i feromoni erano alle stelle e tutte le formiche operaie nei paraggi circondarono l’area in modo disordinato. Anche la formica MORDI E FUGGI si fece avanti richiamando all’ordine e al buon senso con la sue antenne dritte e spaventose, ma la cosa quella volta non sembrò funzionare perché sempre più formiche accorsero per capire che cosa stava succedendo. La colonia era irriconoscibile: c’era CHI mordeva, chi strideva, chi cercava di comunicare in modo pacato, chi bestemmiava la Regina, chi chiedeva di parlare senza che nessuno gli desse attenzione, chi spingeva per vedere meglio, chi faceva domande A CHI non sapeva nulla, chi parlava SENZA sapere nulla e chi rispondeva senza MA e senza CHI, forse c’era anche qualcuno ai lati che ascoltava in silenzio senza interesse.

Dopo mezz’ora si trovò la soluzione. Per parlare bisognava mettersi dritte su una pietra ben rialzata per l’occasione. Da lì ognuno avrebbe potuto esprimere la propria opinione con tutta calma e imporre il silenzio alle altre formiche, indipendentemente dalla loro classe sociale. Furono vietate le parole “scansafatiche”, “privilegiata” “ciuccia foglie” “lecca melata” “piccolina ma maiala” “meglio in FILA che in FIgA”  anche se personalmente ritenute cruciali per una chiara esposizione delle proprie proposte alla comunità tutta. E così fu. Una alla volta le formiche dissero che cosa avevano visto, che cosa ritenevano più giusto fare e che cosa ne avevano tratto da quella esperienza così delicata per una colonia così grossa e ben apprezzata all’esterno. L’ultima a prender parola fu proprio lei, “la formica dalle palme d’oro” così soprannominata durante uno dei tanti litigi in quella giornata, che terminò l’assemblea con voce soffocata: “Scusatemi tutte e tutti, forse volevo solamente riposare all’ombra per un po’ “.

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