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Marcello e Cinzia vivevano in un piccolo paesino da più di trent’anni in una vecchia casa in campagna. Erano una coppia molto buffa perché malgrado il loro reciproco impegno non riuscivano a capirsi tra loro: uno parlava di una cosa mentre l’altra ne intendeva un’altra e quando sembrava che stessero parlando di cose diverse in realtà lo stavano anche facendo. Lei si innervosiva quando lui chiedeva strane precisazioni, mentre Marcello si riempiva la testa di mille punti di domanda sulle cose poco chiare che Cinzia puntualmente diceva. Qualcosa di simile avvenne quando fu il momento di acquistare un nuovo forno. Con i soldi dell’eredità Cinzia aveva deciso di comprarsi un nuovo forno da rimpiazzare con quel vecchio catorcio che stava in cucina, tutto scolorito e mal rimesso. Più volte negli anni passati aveva provato a pulirlo bene dall’esterno senza nessun esito. C’era davvero da vergognarsi con quelle croste ben visibili e stanca aspettava degli anni migliori per potersene comperare uno nuovo. Quel momento era arrivato e la mattina era cominciata molto bene per Cinzia. Per l’ultima volta quel giorno si immaginò di portare via a fatica il vecchio forno pesante e malandato nella zona della discarica non lontana da casa, per poi vedersi in cucina a maneggiare delle porzioni di verdura appena sfornate dal suo nuovo acquisto. Così doveva andare quel giorno e Cinzia preparava il pranzo serena.

Inconsapevole di questi programmi, Marcello stava serenamente progettando qualcosa di diverso. Vista la strana coincidenza fece menzione del suo vecchio forno ad una nota signora del paese, la signora Maria, che stava cercando proprio un forno da poter usare collettivamente per la sagra del paese. A Marcello la richiesta sembrò cosa buona e giusta: qualcuno si sarebbe portato via il forno vecchio da casa e il tutto gli avrebbe anche fatto guadagnare qualche considerazione in più in paese. Alla sagra si sarebbe parlato del forno di Marcello che molto gentilmente l’aveva donato per la celebrazione della festa. Già si immaginava mentre le signore andavano da lui a ringraziarlo con un piatto di lasagne per il tempismo e per la solidale offerta. Cinzia sorrideva divertita. Così sarebbe andata e solo a pensarci si sentiva soddisfatto. Entrò in cucina per dare la bella novella a Cinzia con fare compiaciuto quando il colore rosso in viso di lei gli apparve tutto ad un tratto come foriero di brutta novella. Cinzia andò su tutte le furie: “Che cosa? Il mio forno per la sagra del paese? Io non voglio assolutamente che nessuno venga a prendersi il mio forno! Dovranno passare sul mio corpo piuttosto!”.

Marcello la guardò sconcertato. Di quale forno stavano parlando? Gli parve per un momento di non aver colto il punto della situazione. Consapevole della sua poca concentrazione provò a ripensare a quello che lei gli aveva appena detto. Ma più ci pensava e più rimaneva convinto della sua posizione: lui aveva detto il forno v-e-c-c-h-i-o e ne era sicuro. Non aveva parlato di forni nuovi da portar via, non l’aveva detto. Forse era lei ad aveva capito male ed era bene precisare di nuovo la questione. Non ci fu scelta peggiore perché Cinzia quasi si sentì male nell’immaginarsi il suo vecchio forno venir ispezionato da Maria mentre lo apriva e chiudeva in silenzio con sguardo esperto: “Ancora a parlare di questa cosa! Quel forno è vecchio e marcio e non voglio proprio più saperne di quel coso! E guai a te se lo fai vedere a qualcuno!”. Quelle parole ferme schiarirono i dubbi iniziali di Marcello: il problema era che Cinzia non voleva che nessuno le portasse via il suo forno vecchio e marcio. Ma mentre si rasserenava in viso un altro strano dubbio gli tornò per la testa e senza pensarci due volte disse ad alta voce: “Ma perché diavolo allora non lasci che se lo portino via? A cosa ti serve qua? Almeno lì alla sagra lo usano ancora un po’ “.

Cinzia impazzì. Già si vedeva le signore del paese circondare il suo vecchio forno con spruzzini e prodotti sgrassanti mentre commentavano la sporcizia incrostata all’esterno. Lo avrebbero fatto, proprio come lei aveva provato tante volte a fare in casa senza risultati. “Io non pulisco proprio un bel niente e poi non vedo perché dobbiamo dare sempre noi le cose agli altri quando poi neanche ti salutano e ti chiedono come stai alla domenica!”. Le cose si stavano complicando e Marcello cercò di trovare i punti mancanti della conversazione che non aveva colto. A chi si stava riferendo Cinzia? Chi è che non l’aveva salutata e poi quando mai lui aveva fatto menzione di pulire il forno vecchio. Volle rassicurarla almeno per quell’ultima cosa: “Ma quel forno funziona ancora, lascia che si arrangino a pulirlo! Mica sian matti. Tu non devi far nulla!”. Quelle parole erano cruda realtà oramai per Cinzia. In paese si sarebbe parlato del suo forno che lei aveva dato in dono senza neanche averlo pulito: non solo quella volta, ma chissà per quanto tempo, per averlo ridotto così… Quell’accusa le sembrò davvero insopportabile: “Qui la questione non è CHI deve pulire CHE COSA Marcello. Come al solito non capisci niente.Dì al tuo amichetto stronzetto che manda sua moglie Maria a chiedere del forno per la sagra che si potrebbe cominciare a salutare la domenica. Eh! E’ troppo facile così!”.

L’arcano era stato finalmente scovato e Marcello aveva ora una chiara immagine dell’uomo a cui Cinzia si stava riferendo e si sentì già più rasserenato. Intanto l’ansia di Cinzia faceva correre le sue parole “Eh sì non farmi quella faccia come se avessi appena visto la Madonna, perché domenica scorsa, IL SIGNORINO è venuto là e ‘Ciao Marcello’ e io là come una pirla. Neanche un ciao mi ha detto. Maschilista schifoso! E adesso io devo dare a sua moglie il forno?Ma non esiste! Scordatelo! E sai cosa? TU sei un maschilista schifoso che piuttosto di dire a lui “Maschilista schifoso” gli hai anche risposto…e come l’hai chiamato?” Marcello per la prima volta in vita sua aveva ben chiaro in mente quella scena a cui Cinzia si stava riferendo e con grande lucidità mostrò i frutti della sua viva memoria come se fosse a venderli al mercato “Sì sì certo me lo ricordo infatti! L’ho chiamato MAESTRO! Ciao Maestro, gli ho detto!! Così gli ho detto.”

Cinzia trovò conferma della schifo che era avvenuto quel giorno” Esatto! M-a-e-s-t-r-o, maestro l’hai chiamato, MAESTRO. Ma ci rendiamo conto? Un maschilista così e tu come lo vai a chiamare pure, come?Maestro!” Marcello replicò energicamente che non sapeva come si chiamasse ed era per questo che maestro gli era sembrato il nome perfetto. Volle precisare: “Maestro nel senso di maestro di vita che ti pensi Cinzia! Che ne so io come si chiama lui, scusa! Se non so il nome…” Cinzia le sembrò di aver udito la cosa più assurda in vita sua “Pure maestro di vita? Quello? Quel maschilista che non mi saluta e che vuole il mio forno?Maestro di vita?! Mai!” Marcello si mise a ridere “Ma cosa dovevo fare scusa? Lui mi saluta e io come dovevo salutarlo? Ciao maschilista che non so come ti chiami? Dai Cinzia cerchiamo di non dire cose sciocche!Dai ti ho capita, ho capito, facciamo così” propose lui “Allora io adesso chiamo la signora Maria e le dico semplicemente testuali parole ‘Il forno è vecchio e malandato. Non vi assicuriamo che faccia al caso vostro. Venite a vederlo in due e tre, e poi decidete!'”. Cinzia si mise ad urlare e uscì dalla cucina: qualcosa di quella frase non andava bene, e per qualche secondo Marcello non seppe capirne il perché.

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