Giuseppe era un uomo incredibilmente bugiardo. Sembrava che le sue bugie fossero qualcosa di così spontaneo, naturale nella sua mente che con il passare del tempo se ne apprezzavano persino la creatività e fantasia. Se c’era un modo per mentire, Giuseppe non se lo faceva scappare. Le sue migliori performance di solito erano al telefono. Se qualcuno chiamava per proporre una vacanza estiva in villaggio con una super offerta vantaggiosa, lui diceva che la proposta era interessantissima, ma che da qualche mese ormai girava solamente in camper con la famiglia. Sua moglie non poteva che fissarlo sconcertata dalla poltrona davanti alla TV. Se gli proponevano qualche nuova promozione telefonica lui faceva il matto e rispondeva cose insensate come “Mi scusi devo lasciarla perché mi è arrivata una freccia!”. Dall’altra parte ci sarebbe stato un momento di silenzio o un “può ripetere prego” e con molta probabilità prima o poi avrebbero messo giù la telefonata tra l’imbarazzo dell’ insensatezza e dell’incomprensione. Sua moglie non poteva che fissarlo sconcertata.

La cosa più insolita era che Giuseppe riusciva a costruire delle scene fasulle convincendo anche chi era lì con lui a farne parte, senza che gli altri ne fossero realmente consapevoli. Anche i suoi figli, Gloria e Giacomo non furono risparmiati. Quella volta Giuseppe era tavola con loro quando disse di fare gli educati e i carini con il signore che sarebbe arrivato nel pomeriggio a casa. Si trattava del Dr. Mattia, il suo datore di lavoro. Altro non disse se non di fare attenzione a non chiamare la loro gatta con il suo vero nome MIA: solo per quel giorno si doveva chiamarla invece MATTIA per una “questione di educazione”. Gloria replicò ferita: “Ma papà è una femmina Mia, perché dobbiamo cambiarle il nome!” E Giuseppe “Anche Mattia, non vedi che finisce con la A? MIA è possessivo femminile, mentre MATTIA è dubitativo femminile. Eh ancora dovete farle certe cose a scuola bimbi miei, che cosa ve lo dico a fare! Dai fate i bravi. Fate gli educati e state a sentire papà che ha studiato”. E così fu. Quando il dottor Mattia entrò Giuseppe lo fece gentilmente accomodare sul divano, invitandolo a non fare complimenti per un semplice calice di prosecco in un vassoio d’argento puro.

Dall’angolo dei giocattoli Gloria e Giacomo fissavano suo padre a qualche metro di distanza mentre si avvicinava al Dr. Mattia con una bellissima bottiglia di vino. Ai loro occhi si muoveva con un’eleganza simile ad una danzatrice di musica classica, ma con il body rovescio: papà aveva indossato una maglia bianca al contrario e si vedeva un poco, ma non gli dissero nulla. Giuseppe era davvero molto teso e ascoltava le lunghe frasi del Dr. Mattia con attenzione. Gli annuiva con pacatezza per comunicargli il suo coinvolgimento nel discorso, senza risparmiare occhiate di minaccia ai suoi figli scalmanati mentre giocavano alla lotta delle spade e al lancio dei mini lego. Il Dr. Mattia non poté che interrompere il suo ragionamento con un filo di stupore quando udì i figli di Giuseppe urlare come dei matti mentre dicevano “Mattia Mattia vieni qua!” E la cosa lo sorprese ancora di più quando scoprì che i bimbi non si stavano riferendo a lui. “Eh, è un gatto!” disse nervosamente, solo per giustificare a Giuseppe la sua improvvisa interruzione. La gatta spaventata dalle grida dei bambini si avvicinò al divano e Giuseppe dovette scusarsi per il rumore “Basta ragazzi, il Dottor Mattia non riesce neanche a parlare con me perché voi volete Mattia” e con formale sorriso cercò un gesto di complicità dal suo capo. “Mattia, Mattia, Mattia” continuarono ridendo i bambini. “Eh hanno insistito tanto per questo nome e lei vorrà convenire con loro che la scelta è di notevole gusto” forzò i toni Giuseppe.

Imbarazzato il Dr. Mattia afferrò il calice per un sorso. “E’ un bel gattone tra l’altro!”. “Eh sì di razza pura” continuò Giuseppe. Gloria volle dire la sua “Sì perché è dubitativo femminile!” e di colpo si tappò la bocca con entrambe le mani dopo aver visto lo sguardo di suo padre. “Che cosa dici bellissima!? Che cosa ha detto?” Chiese il Dr. Mattia a Giuseppe che subito cercò di rimediare “Ah sì, il persianivo femminile! E’ una sottospecie del persiano e sono quasi tutte femmine, per questo il nostro è ancora più di razza, il nostro Mattia!”. L’altro puntualizzò “Ah interessante non l’avevo mai sentita questa del p-e-r-s-i-a-n, come ha detto che si chiama?” “Il persianivo. Eh sì, nemmeno io me lo ricordavo, eh! Figurarsi! C’ho anche messo un bel po’ per capire bene di che si trattava, trattasse. Sempre operaio sono, IO!” Ma prima che Giuseppe potesse finire di parlare Giacomo volle dire anche lui la sua al Dr. Mattia “ E invece lui lo sa meglio di te perché lui l’ha studiato bene a scuola!” Qualche secondo di silenzio accompagnò l’uscita della gatta dalla stanza, mentre con lei se ne andava il viso rilassato del Dr. Mattia. 

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