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Una delle cose più frustranti nella relazione con gli altri è l’esistenza della zona grigia, quello spazio di incomunicabilità, incomprensione che tiene separate realtà apparentemente diverse tra loro. E’ un spazio fatto di silenzi, vuoti incolmabili tra mondi che necessitano invece di un costante dialogo tra loro. E’ una zona che può restringersi o allargarsi, ma che continua ad esistere al di là degli sforzi e l’intenzione di chi ne desidera la scomparsa, promuovendo l’incontro tra culture, lingue, valori, comunità e minoranze.  La zona grigia è parte della nostra esistenza e più la si esperisce e più la si teme per la sua forza dirompente nel separare le persone per le loro differenze, i loro ideali e obiettivi.  La zona grigia è ignoranza dell’alterità, è consapevolezza dell’alterità ed entrambe le cose assieme. La zona grigia ammutolisce e confonde e a ignorarla se ne amplificano gli echi della stupidità. Possiamo soltanto starci dentro a piedi pari, con il naso tappato e gli occhi gonfi di vita, consapevoli della sua forza immobilizzante e ambigua.

L’umorismo come molte altre forme espressive sa testimoniare l’esistenza di questa zona grigia. Possiamo individuarla quando qualcuno ride divertito ad un racconto, mentre noi non riusciamo a capire che cosa di quello spettacolo, libro o performance non ci sia giunto con la stessa carica umoristica di altri spettatori\lettori. A volte persino una spiegazione aggiuntiva al racconto può non essere sufficiente per rigenerare la narrazione fino alla sua precedente spontaneità. La zona grigia, tuttavia, non deve essere confusa con il senso dell’umorismo, che appartiene ad ognuno di noi in forma più o meno sviluppata, o più semplicemente con una componente soggettiva e individuale. La zona grigia deve essere intesa come quel bagaglio emotivo, corporeo, cognitivo che è proprio di specifiche esperienze e contesti e che è difficilmente estrapolabile al di fuori di essi. In un momento umoristico ecco che la zona grigia emerge quando le persone si incontrano nella risata per vivere un momento di intesa, solidarietà e unione, mentre altre ne rimangono più o meno consapevolmente escluse.

E’ il caso dell’umorismo espresso dalla minoranza dei sordi in Italia. Essere sordi nel nostro paese significa vivere in uno spazio sconosciuto o ignorato dai molti, la società udente, con regole e dinamiche relazionali tipiche e caratteristiche di quel gruppo.Nancy Walker scriveva nel 1988:

At the same time, whereas all groups in a society are aware of the values, beliefs, and behaviors that are promoted by the dominant culture, those belonging to the dominant culture do not generally have the same awareness  of the attitudes, habits, and experiences of those excluded  from or oppressed  by it (Walker, 1988:XXII).

L’umorismo permette di far emergere questa realtà in modo divertente, ma sa anche testimoniare la zona grigia che emerge tra il mondo della sordità e quello della società udente. Nella vignetta umoristica che vedete in alto tutto questo è espresso con estrema chiarezza: la zona grigia fa sì che gli udenti interpretino (con molta probabilità) in modo scorretto l’idea creativa che il fumettista sordo francese ha voluto esprimere con la sua vignetta. E l’interpretazione scorretta testimonia il divario tra mondi che apparentemente diversi tra loro, subiscono quotidianamente i colpi della zona grigia.Vediamo che cosa intendo dire.

Guardando la vignetta  la maggior parte degli udenti concentreranno la loro attenzione sulla persona sorda, fino a interpretare la scenetta umoristica con una simile riflessione “c’è una persona sorda che non riesce a sentire quello che l’uomo al megafono sta cercando di dirle. Il tono della voce è così alto che le persone in fila fanno delle facce scioccate”. La chiave di lettura di una persona udente si concentrerà, dunque, sull’incapacità di sentire della persona sorda e sulla conseguente reazione di chi le sta accanto.La corretta interpretazione umoristica della vignetta ha, invece, come target l’ingenuità dell’uomo udente che non capisce che il vero ostacolo dell’incomunicabilità  è il microfono. Il microfono non solo non permette alla donna sorda di leggere il labiale dell’uomo che ha davanti, ma mette persino in ridicolo il comportamento dell’udente. A far ridere dunque non è la sordità della persona sorda, che è un dato di fatto per chi lo è, quanto l’incapacità dell’udente di capire come relazionarsi in modo appropriato.  Lo strumento che testimonia la forza della parola nella nostra società diventa oggetto di derisione degli udenti, incapaci di comunicare.

L’umorismo espresso da un vignettista sordo fa sì che le cose vengano viste secondo una prospettiva insolita. Impone uno slittamento di pensiero che va dall’incapacità della persona sorda di sentire a quello dell’ incapacità della persona udente di relazionarsi con una persona sorda. Tuttavia, se il senso del’umorismo consiste nel saper fare questa oscillazione logica, la zona grigia si identifica in quel bagaglio di conoscenze, esperienze personali delle persone sorde come la frustrazione, la mancanza di dialogo, le difficoltà comunicative, le conseguenti strategie per evitarle, che dovrebbero essere condivise tra tutti, udenti e sordi, ma che in realtà sono generalmente note solo a chi è parte di quella minoranza. E in questo scarto solo qualcuno sorriderà.

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