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C’era una volta una lepre con un orecchio solo. Si chiamava Elena e da tempo non faceva altro che pensare al suo terribile difetto. Voleva avere due orecchie come tutti gli altri leprotti del nido per poter sentire anche i rumori più dolci. Stanca, Elena decise che era il momento di cambiare. Voleva due orecchie e così sarebbe stato. Pensò a quell’arnese che aveva visto nell’orto, appeso ad un chiodo. Un vecchio accovacciato sull’insalata lo prendeva sempre per tagliarci l’erbetta fresca, doveva essere perfetto per tagliare in due il suo unico orecchio che aveva. Con un taglio efficace l’ avrebbe diviso finalmente in due.

Ma Elena non sapeva come utilizzare quell’arnese. Il suo amico asino, Cinzio, gli aveva riferito chiamarsi “forbice”. Bisognava imparare in fretta per poter finalmente specchiarsi sulle pozzanghere e gioire per le due belllissime orecchie. Elena pensò di chiedere aiuto a Cinzio, ma la cosa cominciò a farsi più complicata del previsto. Cinzio non sapeva utilizzarle. A suo dire erano troppo piccole per i suoi grandi zoccoli. Bisognava chiedere  aiuto ad un uccello, o ancora  meglio ad una gallina. Elena non si perse d’animo e corse subito nel pollaio a chiedere aiuto. Solo una gallina, Proserpina, la stette a sentire e si dimostrò intenzionata ad aiutarla:”Io le conosco bene le forbici!”. Appena le altre galline sentirono quella parola, cominciarono a stramazzare, a urlare, a sbattere le ali all’impazzata. “Le forbici?Le forbici?”Qualcuna urlava. Il gallo alla fine mise tutte a tacere e con violenza si pronunciò “Chi mai entra qui nel pollaio a chiedere una cosa simile?Fattene bestiaccia pelosa!”Elena non capiva. Cosa c’era poi di così spaventoso dietro quella parola. Fu proprio Proserpina a spiegarle come le forbici fossero uno strumento che lei conosceva bene, non per interesse personale, ma perché per ben due volte aveva visto morire davanti a lei le sue care sorelle per poi venir spennate per bene con una forbice insanguinata. Elena rimase sterrefatta. Non sapeva nulla di quel mondo e ancor meno della violenza inaudita che quelle due punte di acciaio potessero mai provocare. Per un attimo pensò di lasciar perdere tutto, ma dopo una stretta allo stomaco, prese fiato ed urlò “Io ho solo un’orecchio. Voglio averne due, e devo imparare a utilizzare quelle forbici. Sono venuta qui da voi per chiedere aiuto. Aiuto chiedo e spero che qualcuna di voi possa concedermelo. Aiutatemi ve ne prego!”. Il gallo cantò eun po’ alla volta tutte le galline presero le distanze da Elena per ritornare ai loro nidi di paglia. Elena arrabbiatissima corse fuori e raggiunse Cinzio quasi singhiozzando dalla rabbia. “Sono delle stupide galline!Non capiscono nulla, non fanno altro che pensare  alla loro misera vita in quel cacatoio pieno di penne e semi!”. Cinzio rise come non aveva fatto da molto e riprese a ricercar qualche fogliolina verde da mettere tra i denti. “Elena, mia cara, ma quanto sei testarda! Vorrei tanto aiutarti ma non posso. Se persino le galline si sono rifiutate, che altro possiamo fare? Credo nulla. Gli uccelli di questa zona sono di un’antipatia incredibile, non credo ti aiuteranno mai!”.Elena decise di provare anche con gli uccelli. Aspettò le prime luci dell’alba quando, in cima ad un albero, erano soliti cantare uccellini di diversi colori. Ai piedi dell’albero Elena urlò per avere la loro attenzione “Oh animali del cielo, occhi verso il celeste e sguardo verso il mondo! Aiutatemi ve ne prego!”.

All’udire un simile elogio gli uccelli scesero subito a vedere chi fosse mai quell’animale così gentile ed intelligente:

“Buongiorno Signora Leprotta, come possiamo esserle utili?”

Elena mostrò senza vergogna il suo unico orecchio e  le formici dell’orto. “Con l’aiuto di anche solo due di voi potrei farcela”. Le mancava solo quell’aiuto a lei tanto caro.

Dopo aver ascoltato in silenzio tre uccellini neri si pronunciarono con un cinquettio posato e dolce ” Dolce Elena, preferisci la morta alla tua imperfezione?”

Elena non capiva “Vi prego, non fate come le galline che”

GLi uccelli si stizzirono “Noi paragonati a dei volatili da fango? Come è possibile che a un elogio così calzante e delicato possa far seguito questo insulto così volgare e offensivo nei nostri confronti?”

Elena capì che era bene tenere a bada la sua frustrazione e la sua frettolosità. Chiuse gli occhi e rispose cautamente “Vi prego! Aiutatemi a tagliare questo orecchio, questo mio unica orecchio. Voglio farne due, per poter prendere il volo, proprio come voi, divine creature del cielo!”

Una simile richiesta non potè che ricevere consenso. Elena felice si adagiò a terra, mentre le ali nere tagliavano pian piano il suo unico orecchio. Poche ore dopo,  Elena morì tra forbici insanguinate e il canto del gallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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