L’individuo sempre più solo e debole si sta ritorcendo su se stesso come un gamberetto. Idolatra la propria ombra fino a scordarsi quella più nobile delle nuvole sopra di sé. Dimentica la luce che sovrasta le vallate, i fiumi, le città, i paesini per farne un utile faro da scena per le proprie faccende personali. La stupidità che guida le sue azioni viene sempre meno additata con vergogna, ma invece  applaudita come ironica espressione dell’ io artistico. Si va strisciando con il mento a terra come i cani di tartufo in attesa del fischio del giorno.

Temo la mia ignoranza e la mia pigrizia. La temo perché mi riconosco della mia codarda generazione. Siamo codardi nello sguardo, avari negli affetti e complici di un sistema che ci vuole docili e lagnosi con moderazione. Temo la generazione che mi ha preceduta, grassa e invadente come un polipo in una bacinella.

 

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