Le vittorie secondo i punti di vista

 

GLI INVIDIOSI: quelli che fanno delle tue sfighe le loro vittorie;

I ROSICONI quelli che vedono la sfiga nelle tue vittorie;

GLI SFIGATI quelli che credono di farne parte,

GLI AMICI quelli che conoscono tutte le sfighe dietro le tue vittorie.

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Due

Eravamo due fidanzati per gli sconosciuti;

due buoni amici per gli innamorati.

Due volti in un unico riflesso:

come te, io te stesso.

Al Supermercato

GLI AIUTI RECIPROCHI

Una donna si avvicina alla casa del supermercato con un pacchetto di farina.

“Posso passarle davanti?”Chiede ad una donna con un carrello pieno carico di spesa.

“Sì certo passi pure. Senta ma lei non è che mi darebbe una mano con le borse fino alla macchina?”

Mi sento desiderata

Mi sento desiderata come un ago nel pagliaio per un sarto in ritardo con la consegna.

Già

Miserevole uomo,

animato dai vortici del silenzio e dall’agonia dei vuoti che essi portano con se,

non darti pena se le tue labbra faticano con il suono scusa, ho sbagliato

non tormentarti se le tue dita non sanno comporre le lettere del non avrei dovuto.

Lascia che siano le tue spalle a custodire la tua ombra e il suo timore,

Ora avanza

senza abbagli e senza rimpianti:

ciò che hai calpestato era già a terra

e ciò che hai avuto era già per te.

Un dolce risveglio

Ore  4. 05 Volpago del Montello.

 

La cosa che odio di più al mondo è trovarmi alle quattro di notte, con il raffreddore che pulsa dentro le mie narici mentre spingo in avanti un carrello con le ruote al contrario, carico di conigli esagitati dagli occhi rossi in un corridoio pieno di correnti d’aria fredda. Non è un incubo, è una giornata dal papà.

Buongiorno a voi!

Consigli per un’aquila

Cara dolce Cara,

non è facile lasciare  alle spalle quello che era poco prima il nostro appoggio, il fianco sicuro, il bastone accanto ad una vecchia sedia.

Ora prendi il volo, ascolta il rumore delle ali in movimento senza timore. Non curarti dello sforzo fisico e  vai puntando verso l’alto.

Parla di te, fai del tuo corpo il bersaglio del sole, giovane aquila.

Non lasciare che il dolore faccia tremare le tue insicurezze. lascia che tremino e vai avanti.

Vola e io ti guarderò ridendo dell’orizzonte e delle sue leggi prevedibili tanto amate e attese dagli amanti al tramonto. Vola in alto e piangi. Piangi senza compiacerti.

Ignora le grida maldrestre dei galli che invidiosi del tuo volo ti richiamano a loro. La loro notorietà tra i volatili è altra cosa dalla tua solitaria dolcezza. Vola e  dimentica i loro richiami perché la tua natura è nel cielo.

L’umorismo sordo

Venite! Seminario sull’umorismo sordo!

 

http://www.istc.cnr.it/it/eventi/%E2%80%9Clumorismo-sordo-una-performance-teatrale-lingua-dei-segni-italiana%E2%80%9D

L’individuo sempre più solo e debole si sta ritorcendo su se stesso come un gamberetto. Idolatra la propria ombra fino a scordarsi quella più nobile delle nuvole sopra di sé. Dimentica la luce che sovrasta le vallate, i fiumi, le città, i paesini per farne un utile faro da scena per le proprie faccende personali. La stupidità che guida le sue azioni viene sempre meno additata con vergogna, ma invece  applaudita come ironica espressione dell’ io artistico. Si va strisciando con il mento a terra come i cani di tartufo in attesa del fischio del giorno.

Temo la mia ignoranza e la mia pigrizia. La temo perché mi riconosco della mia codarda generazione. Siamo codardi nello sguardo, avari negli affetti e complici di un sistema che ci vuole docili e lagnosi con moderazione. Temo la generazione che mi ha preceduta, grassa e invadente come un polipo in una bacinella.

 

Amore per un giorno

Mattino, 6 OTTOBRE 2015

Oggi ho visto gli occhi più belli

fissi in cerca di confini.

Oggi ho visto gli occhi tuoi

e niente più che il desiderio

della morte per rivederli ancora

più a lungo fino al viaggio più lungo ancora

Non so neanche cosa vorrei,

forse un tuo sguardo.

Vorrei poterlo vivere, respirando

e tenerlo ancora.

I miei occhi mentre guardano te

fino a diventare una cosa sola,

fino al sangue della tua verità.

Fino a quel momento non sono nulla

una vita che mi aspetta,

un incontro

o una parola d’amore

delirio di solitudine, disperata voglia di un sorriso

respiro colmo di lacrime

senza futuro,

senza passato,

senza presente

solo eterno amore

Le distanze

Oggi è il mio compleanno. Ho 29 anni e sono triste. Troppe distanze in questa vita.  Distanze di luoghi e di punti di vista. Di affetti lontani e incomprensioni vicine.

La lepre e la forbice

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C’era una volta una lepre con un orecchio solo. Si chiamava Elena e da tempo non faceva altro che pensare al suo terribile difetto. Voleva avere due orecchie come tutti gli altri leprotti del nido per poter sentire anche i rumori più dolci. Stanca, Elena decise che era il momento di cambiare. Voleva due orecchie e così sarebbe stato. Pensò a quell’arnese che aveva visto nell’orto, appeso ad un chiodo. Un vecchio accovacciato sull’insalata lo prendeva sempre per tagliarci l’erbetta fresca, doveva essere perfetto per tagliare in due il suo unico orecchio che aveva. Con un taglio efficace l’ avrebbe diviso finalmente in due.

Ma Elena non sapeva come utilizzare quell’arnese. Il suo amico asino, Cinzio, gli aveva riferito chiamarsi “forbice”. Bisognava imparare in fretta per poter finalmente specchiarsi sulle pozzanghere e gioire per le due belllissime orecchie. Elena pensò di chiedere aiuto a Cinzio, ma la cosa cominciò a farsi più complicata del previsto. Cinzio non sapeva utilizzarle. A suo dire erano troppo piccole per i suoi grandi zoccoli. Bisognava chiedere  aiuto ad un uccello, o ancora  meglio ad una gallina. Elena non si perse d’animo e corse subito nel pollaio a chiedere aiuto. Solo una gallina, Proserpina, la stette a sentire e si dimostrò intenzionata ad aiutarla:”Io le conosco bene le forbici!”. Appena le altre galline sentirono quella parola, cominciarono a stramazzare, a urlare, a sbattere le ali all’impazzata. “Le forbici?Le forbici?”Qualcuna urlava. Il gallo alla fine mise tutte a tacere e con violenza si pronunciò “Chi mai entra qui nel pollaio a chiedere una cosa simile?Fattene bestiaccia pelosa!”Elena non capiva. Cosa c’era poi di così spaventoso dietro quella parola. Fu proprio Proserpina a spiegarle come le forbici fossero uno strumento che lei conosceva bene, non per interesse personale, ma perché per ben due volte aveva visto morire davanti a lei le sue care sorelle per poi venir spennate per bene con una forbice insanguinata. Elena rimase sterrefatta. Non sapeva nulla di quel mondo e ancor meno della violenza inaudita che quelle due punte di acciaio potessero mai provocare. Per un attimo pensò di lasciar perdere tutto, ma dopo una stretta allo stomaco, prese fiato ed urlò “Io ho solo un’orecchio. Voglio averne due, e devo imparare a utilizzare quelle forbici. Sono venuta qui da voi per chiedere aiuto. Aiuto chiedo e spero che qualcuna di voi possa concedermelo. Aiutatemi ve ne prego!”. Il gallo cantò eun po’ alla volta tutte le galline presero le distanze da Elena per ritornare ai loro nidi di paglia. Elena arrabbiatissima corse fuori e raggiunse Cinzio quasi singhiozzando dalla rabbia. “Sono delle stupide galline!Non capiscono nulla, non fanno altro che pensare  alla loro misera vita in quel cacatoio pieno di penne e semi!”. Cinzio rise come non aveva fatto da molto e riprese a ricercar qualche fogliolina verde da mettere tra i denti. “Elena, mia cara, ma quanto sei testarda! Vorrei tanto aiutarti ma non posso. Se persino le galline si sono rifiutate, che altro possiamo fare? Credo nulla. Gli uccelli di questa zona sono di un’antipatia incredibile, non credo ti aiuteranno mai!”.Elena decise di provare anche con gli uccelli. Aspettò le prime luci dell’alba quando, in cima ad un albero, erano soliti cantare uccellini di diversi colori. Ai piedi dell’albero Elena urlò per avere la loro attenzione “Oh animali del cielo, occhi verso il celeste e sguardo verso il mondo! Aiutatemi ve ne prego!”.

All’udire un simile elogio gli uccelli scesero subito a vedere chi fosse mai quell’animale così gentile ed intelligente:

“Buongiorno Signora Leprotta, come possiamo esserle utili?”

Elena mostrò senza vergogna il suo unico orecchio e  le formici dell’orto. “Con l’aiuto di anche solo due di voi potrei farcela”. Le mancava solo quell’aiuto a lei tanto caro.

Dopo aver ascoltato in silenzio tre uccellini neri si pronunciarono con un cinquettio posato e dolce ” Dolce Elena, preferisci la morta alla tua imperfezione?”

Elena non capiva “Vi prego, non fate come le galline che”

GLi uccelli si stizzirono “Noi paragonati a dei volatili da fango? Come è possibile che a un elogio così calzante e delicato possa far seguito questo insulto così volgare e offensivo nei nostri confronti?”

Elena capì che era bene tenere a bada la sua frustrazione e la sua frettolosità. Chiuse gli occhi e rispose cautamente “Vi prego! Aiutatemi a tagliare questo orecchio, questo mio unica orecchio. Voglio farne due, per poter prendere il volo, proprio come voi, divine creature del cielo!”

Una simile richiesta non potè che ricevere consenso. Elena felice si adagiò a terra, mentre le ali nere tagliavano pian piano il suo unico orecchio. Poche ore dopo,  Elena morì tra forbici insanguinate e il canto del gallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I sottotitoli in tv: 777

I SOTTOTITOLI IN TV: 777

La comunità sorda necessita del servizio di sottotitolazione per poter seguire ciò che viene comunicato sullo schermo delle TV italiane. E’ un servizio che permette ai sordi di prender parte e di partecipare ai dibattiti, alle discussioni e a qualsiasi forma di informazione, evitando così di essere esclusi e isolati dalla società. In Italia questo servizio il più delle volte non viene offerto. Nel caso della RAI, il servizio di sottotitolazione copre solo il 30% dei programmi. Con il testo che segue si mette in luce la mancanza di attenzione e di sensibilità nei confronti di una minoranza fortemente discriminata sul piano dell’informazione e della sua accessibilità.

Nell’assurdità della situazione creata, la RAI trasmette i programmi con dei sottotitoli enormi tanto da sembrare uno schermo di un karaoke, viene in realtà messo in luce l’assurdità dell’attuale discriminazione dei sordi italiani. Una giornalista, Elena Curiosonella, viene ricevuta nello studio del responsabile alla comunicazione Rai, il signor Eustachio, che cerca di difendere in modo confusionale e goffo la posizione escludente e discriminante della RAI nei confronti dei sordi in Italia. Le incomprensioni e fraintendimenti tra i due udenti vogliono accentuare il problema delle barriere comunicative che anche gli udenti esperiscono nella loro quotidianità e che dovrebbero essere dunque motivo di riflessione e sensibilizzazione nei confronti di una minoranza fortemente discriminata.

Nel gennaio del 2014 i sordi italiani fanno appello al diritto all’informazione, chiedendo il servizio di sottotitolazione in TUTTI i programmi televisivi. La Rai agisce tempestivamente alla richiesta, ma il servizio lascia intravedere qualche problema tecnico. L’ente nazionale sordi di Roma manda una comunicazione scritta: “I caratteri sono giganti. Non volevamo il karaoke.

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La giornalista Elena Curiosonella è andata a intervistare il responsabile alla comunicazione Rai, il signor Eustachio, che le ha dedicato dieci minuti del suo tempo prezioso per capire meglio quanto accaduto. Dopo le presentazioni formali Curiosonella è andata subito al cuore della questione.

CURIOSONELLA: Presidente, ma come è potuto succedere? Qual è il problema principale? Perché non si può fornire il servizio di sottotitolazione nella TV italiana?

EUSTACHIO: Chi ha parlato di problema principale scusi?

CURIOSONELLA: L’ente nazionale sordi (l’ENS) ha fatto notare che i sottotitoli dovrebbero stare in basso e non coprire tutto lo schermo.

EUSTACHIO: Ehh è divertente lei, voi giornalisti siete sempre un po’ così, ma la situazione è molto più complessa quando si lavora DA DENTRO alle cose. Comunque, quello che erroneamente l’Ente Nazionale Sordi ha chiamato karaoke in realtà è l’ultima tecnica sviluppata nelle TV europee e anche al cinema. E’ una tecnica molto sofisticata. Il tipo di carattere utilizzato è quello che Steve Jobs aveva elaborato nei sui ultimi anni. Queste cose magari non si sanno perché noi non vogliamo ringraziamenti per questo, ma ci tengo a sottolinearlo con tanto di sottotitoli qui che non siamo gli ultimi sprovveduti…

CURIOSONELLA: Ma effettivamente non si vede più nulla Presidente Eustachio. I sottotitoli dovrebbero stare in basso e permettere la visione e…

EUSTACHIO: Senta stiamo parlando dei sordi o cosa adesso? Se vuole dar voce ai problemi dei ciechi lo dica subito! Anzi lo faccia dire a loro che problemi di voce non ce ne hanno.

CURIOSONELLA: No, ma guardi che lei sta confondendo i piani della questione

EUSTACHIO:No lei viene qui al terzo piano con le sue domande solo per mettere in cattiva luce l’azienda. Mi sembra, eh! Prima i sordi ora i ciechi, lei vuole farsi la paladina della giustizia dei…

CURIOSONELLA: Ma che dice?

EUSTACHIO: Ma basta. I sordi non avevano pieno accesso ai sottotitoli nei programmi televisivi, ora possono leggere tutto! Ce lo vuole dare questo merito?

CURIOSONELLA: Ma sono giganti. Sembra davvero un karaoke. Leggere è una cosa, guardare la TV un’altra.

EUSTACHIO (con più calma): Ma vede, noi pensavamo ai sordi più anziani e a chi non riesce a leggere bene da lontano. Ora anche senza occhiali sono sicuro che sapranno apprezzare la qualità del nostro servizio.

CURIOSONELLA: Ma i sottotitoli devono stare sotto le immagini o comunque avere delle dimensioni da SOTTOTITOLO, io non come spiegargliela questa cosa

EUSTACHIO: A rieccoci!Allora togliamo tutto!Noi Italiani non sappiamo mai apprezzare nulla del nostro paese. Via anche la musica e il karaoke allora solo perché i sordi non lo vogliono!

CURIOSONELLA: Ma qui STIAMO delirando scusi. i sordi non si stanno lamentando del K…

EUSTACHIO: No, LEI STA delirando..non usi termini da comunismo spicciolo “NOI stiamo” che non servono. Quindi di che cosa dovremmo parlare esattamente mi dica!

CURIOSONELLA: Sì ecco appunto: se mi permette, guardi qua l’ENS ha scritto

EUSTACHIO: Ma sì l’ho già letta sta cosa!Sta cosa che non vogliono il karaoke.

Ma si rende conto che stiamo attraversando una crisi pazzesca? Non abbiamo più soldi per nulla oramai. Io capisco che dobbiamo venire incontro ai bisogni di tutti, ma lei deve capire che non è semplice. Partiamo con i sordi anziani e poi si vedrà.

CURIOSONELLA: Cosa si vedrà scusi? Non si vedono le scene ora, le scritte sono troppo grandi occupano tutto lo schermo.

EUSTACHIO: Ma parlavo della situazione in generale io…IN FUTURO, a breve, P-R-E-D-E-R-E-M-O provvedimenti diversi, capisce quello che stavo dicendo? Un passettino alla volta

Le sto dicendo che con il tempo (mettiamo un tempo x) sapremo offrire un servizio completo di sottotitolazione ai sordi. Ci dia del tempo.

CURIOSONELLA: Ah ma questo è eccezionale. Finalmente una bella notizia! Quindi lei si sa assumendo un incarico di notevole responsabilità ora, lei Presidente. Lei sta parlando di diritto all’informazione ai sordi nel suo ufficio comunicazione RAI.

EUSTACHIO: Sì

CURIOSONELLA: E che cosa ci canta adesso?

EUSTACHIO: “Lasciatemi cantare di Toto Cutugno.”

CURIOSONELLA: Quale sarebbe? Scusi?come fa?

EUSTACHIO: Ma lei è veramente stonata.

CURIOSONELLA: Non la conosco che le devo dire.

EUSTACHIO: Non posso cantare in ufficio adesso, ma si metta anche lei il 777 a casa. Di sicuro la conosce. Ora vada, vada va che io qui ho da fare.

CURIOSONELLA: Benissimo, la ringrazio

EUSTACHIO: Si figuri è il mio lavoro.

La visibilità delle minoranze

IL CONVEGNO IN LIS

Dal 2006 (legge 20 febbraio 2006, n. 95) il termine sordomuto è stato sostituito con il termine SORDO  con grande gioia da parte della comunità sorda italiana. Rivolgersi a loro, scrivere e informare altre persone utilizzando  il termine SORDO  è un’occasione di orgoglio e rispetto per la loro cultura e identità. I sordi non sono dei NON udenti, ma delle persone che sono fiere di esprimere una cultura identitaria differente da quella della maggioranza. Il testo che segue mette in luce l’ignoranza che sta alla base di molti stereotipi e pregiudizi degli udenti nei confronti dei sordi, della loro lingua e degli interpreti LIS.

I tecnici in sala discutono sugli spazi e su come predisporre il proiettore, le sedie per i relatori e per il pubblico del convegno “Comunicazione e barriere comunicative” in Lingua dei Segni Italiana.

GIULIO: Hanno detto che verranno molto SORDI, c’è scritto qua sul comunicato

MARCO: Dai deficiente si dice sordomuti. Guarda che se ti sentono! Bella questa eh?

GIULIO: Eh sì forte. Comunque qua c’è scritto sordi. Dai allora qua dicono che verranno molti sordi e muti e che dobbiamo “predisporre bene le sedie per garantire visibilità a tutti per il”

MARCO: E che cosa significa? Non è che siamo al cinema con le poltrone rialzate. Chi arriva  prima si metterà davanti e poi se  c’è qualche gigante che per fare lo stronzo si mette proprio davanti ad un nano, oh, che ci possiamo fare noi? Venite prima, no?

GIULIO: “predisporre bene le sedie per garantire visibilità a tutti per il aspetta Marco, “per il servizio di interpretariato in Lingua dei Segni Italiana (LIS)

MARCO: Ah sì sì, lo so! Sono quelle tipe del  TG! Quelle che  usano le mani, le muovono tutte.

GIULIO: Ma dai pure loro vengono. Ma che convegno carino, “una cosa diversa”. Un’esperienza diversa!

MARCO: Almeno quello voglio dire: ogni tanto il nostro lavoro ci dà qualche stimolo nuovo. Quindi?

GIULIO: Allora mettiamo le tipe interpreti della TV davanti in prima fila con la scritta sulla sedia POSTI RISERVATI e i relatori ovviamente staranno sul palco

MARCO: Aspetta, aspetta. Mi sta venendo in mente una cosa stratosferica.I sordomuti alle prime file, la gente normale nelle ultime. Eh? Così facciamo vedere che abbiamo una marcia in più quanto a sensibilità

GIULIO:Ferma tutto Marco. Ci sono solo sordomuti mi sa. Perché sul foglio c’è scritto “PREVISTI pochi udenti”

MARCO: Pochi udenti? Ma che termini sono!?

GIULIO: Senti, ehehe,  io c’ho mio cugino che non ci sente tanto bene  e so che lui fa fatica  a sentire tutto. Secondo me sarebbe carino che facessimo che I MENO sordi li mettiamo dietro e quelli PIU’ sordi davanti

MARCO: Ma dai ma sei pazzo? E come glielo dici?

GIULIO: Ma dai! Ma mica glielo diciamo noi. Lo diciamo all’hostess bella e sorridente che dirà all’ingresso qualcosa del tipo “per CHI SENTE UN PO’ è meglio andare davanti, tra le prime file”. Una cosa carina così. Capito?

MARCO: Forse sarà il contrario: I  PIU’ sordi DAVANTI  così almeno possono sentire qualcosa, mentre i sordi che un po’ ci sentono dietro perché  sennò sembra che avvantaggiamo quelli che sento già. Capito?

GIULIO: Ma no, guarda che se dici così li discrimini. Anche i sordi che stanno dietro devono poter sentire tutto. C’è scritto qua sul comunicato. Dare visibilità a tutti. Vuoi che ci licenzino?

MARCO: Ah ma qua si stanno riferendo alla vista! Ma quanto siamo scemi. I sordi “quelli più sordi” proprio perché non sentono li mettiamo dietro perché vedono meglio da lontano

GIULIO: Azzarola come mi stupisci oggi. Beh in effetti non ci avevo pensato a questa cosa. Quando uno non ha un senso potenzia l’altro in effetti. Non mi stupirei che vedessero meglio

MARCO: Sì, ma aspetta, cosa devono vedere alla fine se la gente poi insomma ecco parla

GIULIO: Eh ma infatti questa cosa dei sordi davanti e dietro non funziona…E come facciamo? Ma potevano darci qualche indicazione in più questi qua di Venezia però!

MARCO: Circondiamoli!

GIULIO: Chi? In che senso?

MARCO: Senti qua: i relatori li mettiamo in mezzo alla sala e poi disponiamo tutte le sedie attorno così non abbiamo più il problema dei  sordi davanti e  dietro

GIULIO: Vero, genio! No, no aspetta un attimo. Abbiamo ancora  i sordi davanti ai relatori e i sordi dietro ai relatori. Non è che abbiamo molto spazio Marco qua. Se arriva  tanta  gente come fai?

MARCO: Eh ma questi sordi però non stanno mai fermi

GIULIO: Facciamo una cosa a ferro di cavallo: relatori al ferro e i sordi al cavallo eheeh

MARCO: Che battuta sarebbe questa? Stai dando proprio i numeri tu ora. Dai mettiti serio: dicevamo. Mettiamo le sedie a ferro di cavallo così non abbiamo il problema dei sordi più sordi e sordi meno sordi e tutti stanno seduti

GIULIO: Ma perché tu avevi considerato anche la gente in piedi?

MARCO: Beh se c’è qualche gente che sente benissimo tipo noi.

GIULIO: Ah GENIO.Ma scusa ma se ci sentono bene di sicuro vedono male: andrebbero messi davanti allora

MARCO: Vera anche questa cosa qua che mi dici. Dai perfetto “udenti” come c’è scritto sul comunicato li mettiamo davanti e poi oh i primi che arrivano si mettono dietro. Così lasciamo spontanea la cosa

GIULIO: Eh sì perché così noi non stiamo discriminando nessuno

MARCO: Esatto. Al massimo si metteranno d’accordo tra di loro. Che poi non si dicano cose assurde sulla discriminazione

GIULIA: Dai dai basta parlare, vai sposta questo.

Globalselfie

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Una delle realtà più inquietanti di questa globalizzazione è che siamo casualmente esposti a comparire nella vita di sconosciuti. E’ un fenomeno che sfugge al nostro controllo e che succede tutti i giorni dappertutto, mentre camminiamo, mangiamo in un pub, ad un concerto, durante un seminario. In pochi istanti, secondi, i nostri corpi vengono immortalati accanto a figure ignote con un semplice scatto fotografico. E in un attimo, inconsapevoli di tutto, ci ritroviamo nei ricordi cartacei, multimediali di qualche sconosciuto in qualche parte del mondo.

Ipotizziamo un uomo di 30 anni. In quante foto sarà mai comparso nel corso della sua vita? Trecento?In quale stato d’animo è stato maggiormente immortalato e quali delle sue parti del corpo sono visibili nelle foto di questi sconosciuti?E tu?In quante foto e come eri durante uno di questi momenti? Sei curioso di vederti, di stupirti di te stesso in una di queste foto?

Scarica la nuova APP di THE VENETIAN: Globalselfie e potrai percorrere tutta la tua vita sullo sfondo di qualcun’altro.

 

Jules Renard

La vie est courte, mais l’ennui l’allonge 

(1902, Journal du 24 mai)

jules-renard

La vita è corta, ma la noia l’allunga