Chiara

Un albero secolare,

i cui rami e radici confondono profondità e orizzonti.

Un mistero tra le nuvole.

 

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Donne Sorde: doppia identità o discriminazione?

Che cosa significa essere sorde, donne sorde in Italia? Possiamo parlare di doppia identità o di doppia discriminazione? Che cosa sanno le donne sorde del femminismo? Qual’è il segno LIS per “ruoli di genere”, “genere”?

Queste sono alcune delle domande a cui questa breve ricerca che segue ha cercato di rispondere.

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Donne sorde

Stewart Lee and the observational comedy

Some art exists  to ask questions, and to play  with expectations. Some people want art to take them to a place they would never have imagined going to in the company of people they would never have imagined meeting. Bob Dyland, Samuel Becket and Reeves and Mortimer all do this. Other people want art to reconfirm the things they already know, and send them away feeling better about themselves. This is the job of Coldplay, Music Theatre and those kind of Comedy Store/Jongleurs stand up comedians wo invite the audience to think “Yes, that’s exactly what happens whenever I try to open a sachet of tomato sauce too, brilliant!

p 317-318, Steward Lee (2010), How I escaped my certain fate. The life and the deaths of a stand up comedian

Il ballo del QUA QUA

E’ una canzone che parla di coraggio e di prendersi dei rischi, perchè non c’è nulla da perdere: “con un salto vai più in là, con le ali torna qua. Ma che grande novità!”.

Perché fare come il papero che fa solo qua qua, quando si può piegare le ginocchia, scodinzolare e fare tutto il ballo? Può capitare un bacio come un fallimento, ma che male c’è?! La felicità si può prendere sotto braccio, solo se si è coraggiosi. All’arembaggio, col QUA QUA QUA.

Le vittorie secondo i punti di vista

 

GLI INVIDIOSI: quelli che fanno delle tue sfighe le loro vittorie;

I ROSICONI quelli che vedono la sfiga nelle tue vittorie;

GLI SFIGATI quelli che credono di farne parte,

GLI AMICI quelli che conoscono tutte le sfighe dietro le tue vittorie.

Due

Eravamo due fidanzati per gli sconosciuti;

due buoni amici per gli innamorati.

Due volti in un unico riflesso:

come te, io te stesso.

Al Supermercato

GLI AIUTI RECIPROCHI

Una donna si avvicina alla casa del supermercato con un pacchetto di farina.

“Posso passarle davanti?”Chiede ad una donna con un carrello pieno carico di spesa.

“Sì certo passi pure. Senta ma lei non è che mi darebbe una mano con le borse fino alla macchina?”

Mi sento desiderata

Mi sento desiderata come un ago nel pagliaio per un sarto in ritardo con la consegna.

Già

Miserevole uomo,

animato dai vortici del silenzio e dall’agonia dei vuoti che essi portano con se,

non darti pena se le tue labbra faticano con il suono scusa, ho sbagliato

non tormentarti se le tue dita non sanno comporre le lettere del non avrei dovuto.

Lascia che siano le tue spalle a custodire la tua ombra e il suo timore,

Ora avanza

senza abbagli e senza rimpianti:

ciò che hai calpestato era già a terra

e ciò che hai avuto era già per te.

Un dolce risveglio

Ore  4. 05 Volpago del Montello.

 

La cosa che odio di più al mondo è trovarmi alle quattro di notte, con il raffreddore che pulsa dentro le mie narici mentre spingo in avanti un carrello con le ruote al contrario, carico di conigli esagitati dagli occhi rossi in un corridoio pieno di correnti d’aria fredda. Non è un incubo, è una giornata dal papà.

Buongiorno a voi!

Consigli per un’aquila

Cara dolce Cara,

non è facile lasciare  alle spalle quello che era poco prima il nostro appoggio, il fianco sicuro, il bastone accanto ad una vecchia sedia.

Ora prendi il volo, ascolta il rumore delle ali in movimento senza timore. Non curarti dello sforzo fisico e  vai puntando verso l’alto.

Parla di te, fai del tuo corpo il bersaglio del sole, giovane aquila.

Non lasciare che il dolore faccia tremare le tue insicurezze. lascia che tremino e vai avanti.

Vola e io ti guarderò ridendo dell’orizzonte e delle sue leggi prevedibili tanto amate e attese dagli amanti al tramonto. Vola in alto e piangi. Piangi senza compiacerti.

Ignora le grida maldrestre dei galli che invidiosi del tuo volo ti richiamano a loro. La loro notorietà tra i volatili è altra cosa dalla tua solitaria dolcezza. Vola e  dimentica i loro richiami perché la tua natura è nel cielo.

L’umorismo sordo

Venite! Seminario sull’umorismo sordo!

 

http://www.istc.cnr.it/it/eventi/%E2%80%9Clumorismo-sordo-una-performance-teatrale-lingua-dei-segni-italiana%E2%80%9D

L’individuo sempre più solo e debole si sta ritorcendo su se stesso come un gamberetto. Idolatra la propria ombra fino a scordarsi quella più nobile delle nuvole sopra di sé. Dimentica la luce che sovrasta le vallate, i fiumi, le città, i paesini per farne un utile faro da scena per le proprie faccende personali. La stupidità che guida le sue azioni viene sempre meno additata con vergogna, ma invece  applaudita come ironica espressione dell’ io artistico. Si va strisciando con il mento a terra come i cani di tartufo in attesa del fischio del giorno.

Temo la mia ignoranza e la mia pigrizia. La temo perché mi riconosco della mia codarda generazione. Siamo codardi nello sguardo, avari negli affetti e complici di un sistema che ci vuole docili e lagnosi con moderazione. Temo la generazione che mi ha preceduta, grassa e invadente come un polipo in una bacinella.

 

Amore per un giorno

Mattino, 6 OTTOBRE 2015

Oggi ho visto gli occhi più belli

fissi in cerca di confini.

Oggi ho visto gli occhi tuoi

e niente più che il desiderio

della morte per rivederli ancora

più a lungo fino al viaggio più lungo ancora

Non so neanche cosa vorrei,

forse un tuo sguardo.

Vorrei poterlo vivere, respirando

e tenerlo ancora.

I miei occhi mentre guardano te

fino a diventare una cosa sola,

fino al sangue della tua verità.

Fino a quel momento non sono nulla

una vita che mi aspetta,

un incontro

o una parola d’amore

delirio di solitudine, disperata voglia di un sorriso

respiro colmo di lacrime

senza futuro,

senza passato,

senza presente

solo eterno amore

Le distanze

Oggi è il mio compleanno. Ho 29 anni e sono triste. Troppe distanze in questa vita.  Distanze di luoghi e di punti di vista. Di affetti lontani e incomprensioni vicine.

La lepre e la forbice

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C’era una volta una lepre con un orecchio solo. Si chiamava Elena e da tempo non faceva altro che pensare al suo terribile difetto. Voleva avere due orecchie come tutti gli altri leprotti del nido per poter sentire anche i rumori più dolci. Stanca, Elena decise che era il momento di cambiare. Voleva due orecchie e così sarebbe stato. Pensò a quell’arnese che aveva visto nell’orto, appeso ad un chiodo. Un vecchio accovacciato sull’insalata lo prendeva sempre per tagliarci l’erbetta fresca, doveva essere perfetto per tagliare in due il suo unico orecchio che aveva. Con un taglio efficace l’ avrebbe diviso finalmente in due.

Ma Elena non sapeva come utilizzare quell’arnese. Il suo amico asino, Cinzio, gli aveva riferito chiamarsi “forbice”. Bisognava imparare in fretta per poter finalmente specchiarsi sulle pozzanghere e gioire per le due belllissime orecchie. Elena pensò di chiedere aiuto a Cinzio, ma la cosa cominciò a farsi più complicata del previsto. Cinzio non sapeva utilizzarle. A suo dire erano troppo piccole per i suoi grandi zoccoli. Bisognava chiedere  aiuto ad un uccello, o ancora  meglio ad una gallina. Elena non si perse d’animo e corse subito nel pollaio a chiedere aiuto. Solo una gallina, Proserpina, la stette a sentire e si dimostrò intenzionata ad aiutarla:”Io le conosco bene le forbici!”. Appena le altre galline sentirono quella parola, cominciarono a stramazzare, a urlare, a sbattere le ali all’impazzata. “Le forbici?Le forbici?”Qualcuna urlava. Il gallo alla fine mise tutte a tacere e con violenza si pronunciò “Chi mai entra qui nel pollaio a chiedere una cosa simile?Fattene bestiaccia pelosa!”Elena non capiva. Cosa c’era poi di così spaventoso dietro quella parola. Fu proprio Proserpina a spiegarle come le forbici fossero uno strumento che lei conosceva bene, non per interesse personale, ma perché per ben due volte aveva visto morire davanti a lei le sue care sorelle per poi venir spennate per bene con una forbice insanguinata. Elena rimase sterrefatta. Non sapeva nulla di quel mondo e ancor meno della violenza inaudita che quelle due punte di acciaio potessero mai provocare. Per un attimo pensò di lasciar perdere tutto, ma dopo una stretta allo stomaco, prese fiato ed urlò “Io ho solo un’orecchio. Voglio averne due, e devo imparare a utilizzare quelle forbici. Sono venuta qui da voi per chiedere aiuto. Aiuto chiedo e spero che qualcuna di voi possa concedermelo. Aiutatemi ve ne prego!”. Il gallo cantò eun po’ alla volta tutte le galline presero le distanze da Elena per ritornare ai loro nidi di paglia. Elena arrabbiatissima corse fuori e raggiunse Cinzio quasi singhiozzando dalla rabbia. “Sono delle stupide galline!Non capiscono nulla, non fanno altro che pensare  alla loro misera vita in quel cacatoio pieno di penne e semi!”. Cinzio rise come non aveva fatto da molto e riprese a ricercar qualche fogliolina verde da mettere tra i denti. “Elena, mia cara, ma quanto sei testarda! Vorrei tanto aiutarti ma non posso. Se persino le galline si sono rifiutate, che altro possiamo fare? Credo nulla. Gli uccelli di questa zona sono di un’antipatia incredibile, non credo ti aiuteranno mai!”.Elena decise di provare anche con gli uccelli. Aspettò le prime luci dell’alba quando, in cima ad un albero, erano soliti cantare uccellini di diversi colori. Ai piedi dell’albero Elena urlò per avere la loro attenzione “Oh animali del cielo, occhi verso il celeste e sguardo verso il mondo! Aiutatemi ve ne prego!”.

All’udire un simile elogio gli uccelli scesero subito a vedere chi fosse mai quell’animale così gentile ed intelligente:

“Buongiorno Signora Leprotta, come possiamo esserle utili?”

Elena mostrò senza vergogna il suo unico orecchio e  le formici dell’orto. “Con l’aiuto di anche solo due di voi potrei farcela”. Le mancava solo quell’aiuto a lei tanto caro.

Dopo aver ascoltato in silenzio tre uccellini neri si pronunciarono con un cinquettio posato e dolce ” Dolce Elena, preferisci la morta alla tua imperfezione?”

Elena non capiva “Vi prego, non fate come le galline che”

GLi uccelli si stizzirono “Noi paragonati a dei volatili da fango? Come è possibile che a un elogio così calzante e delicato possa far seguito questo insulto così volgare e offensivo nei nostri confronti?”

Elena capì che era bene tenere a bada la sua frustrazione e la sua frettolosità. Chiuse gli occhi e rispose cautamente “Vi prego! Aiutatemi a tagliare questo orecchio, questo mio unica orecchio. Voglio farne due, per poter prendere il volo, proprio come voi, divine creature del cielo!”

Una simile richiesta non potè che ricevere consenso. Elena felice si adagiò a terra, mentre le ali nere tagliavano pian piano il suo unico orecchio. Poche ore dopo,  Elena morì tra forbici insanguinate e il canto del gallo.